I fondamentali dello YOGA – Yoga, un antico punto di vista – Di Antonio Pittiglio

//I fondamentali dello YOGA – Yoga, un antico punto di vista – Di Antonio Pittiglio

Il punto di vista rivela in altro modo la stessa cosa. Accantonando i pregiudizi che spesso modificano le conclusioni, ripercorriamo il sentiero dello Yoga dalle origini per guardarlo diversamente, partendo proprio dal contesto spirituale e sociale del luogo dove nasce.

La spiritualità indiana ancora oggi radicata nei cuori hindù trova la sua massima espressione negli antichi testi sacri che, per orientarci meglio, classificheremo in due ampie categorie, “Sruti” e “Smriti”. “Sruti” significa orecchio, audizione, è ciò che è ascoltato, rappresenta l’autorità Vedica, ossia la conoscenza sacra non manipolata dall’uomo; “Smriti” significa memoria, è ciò che è ricordato e rappresenta la tradizione per la quale intervenne l’opera dell’uomo.

Un opera di primaria importanza nel differenziato insieme delle credenze religiose indiane è rappresentata dai Veda, un’antichissima raccolta di testi sacri dei popoli arii che invasero l’India settentrionale intorno al XX° secolo a.C. L’origine dei Veda, scritture Sruti, risale dunque a qualche migliaio di anni fa ma potrebbe essere ancora più antica perchè si presuppone venissero tramandati anche oralmente.

La parola Veda deriva dalla radice sanscrita “Vid”, conoscenza, sono considerati la più antica espressione della conoscenza umana perché oltre alle origini della cultura Indiana racchiudono molte conoscenze scientifiche e spirituali. I libri ai quali ci si riferisce con la parola Veda sono i quattro Samhita, “raccolte”: Rig, Yajur, Sama e Atharva, dai quali hanno avuto poi origine tantissime altre scritture che non basterebbe una sola vita per leggerle e conoscerle tutte. I commentari ai quattro Samhita sono i Brahmana.

Considerati la testimonianza di un’antichissima civiltà, probabilmente più evoluta della nostra. in essi riscontriamo molte scoperte scientifiche recenti: il tempo inteso come unità di misura variabile, la forma della terra, il magnetismo terrestre, la terra che gira intorno al sole.

Qualche esempio tangibile è stato pubblicato dalla rivista Nexus – New Times n° 52 nell’anno 2004: uno dei risultati della teoria della relatività di Albert Einstein, in cui il tempo è reso come unità variabile di misura, che sinteticamente dice che “il tempo appare essere più lento per i corpi che viaggiano a velocità molto elevate prossime a quelle della luce” è già contenuto nella Bhagavata Purana, scritta qualche migliaio di anni prima della nascita di Einstein: questa teoria è intesa come “dilatazione temporale” (9.3.30-32), si narra la storia di un uomo che volle raggiungere i pianeti oltre la terra per porre alcune domande al Creatore, l’uomo si fermò su un pianeta soltanto per 20 minuti ma, al ritorno sulla terra, si accorse che erano passati diversi millenni.

Il Markandeya Purana invece descrive la terra come schiacciata ai poli e rigonfia all’equatore (52.12) indicandone chiaramente la forma non perfettamente sferica, dice che il Sole si trova al centro del sistema solare e spiega anche la causa del colore azzurro del cielo.

L’Artareya Brahmana (3.44) inoltre dichiara: “in realtà il sole non sorge e non tramonta mai poiché quando arriva la fine del giorno crea la notte per quelli che stanno sotto e il giorno dall’ altra parte” (ciò significa che avevano già identificato la forma della terra intuendone la rotazione intorno al sole).

Nel “Bhagavata Purana” (3.11.41) si legge che “gli universi sono innumerevoli e raggruppati assieme sembrano un enorme agglomerato di particelle” oppure che (6.16.37) “ci sono innumerevoli universi oltre al nostro e benché siano estremamente estesi si muovono come atomi in Te” ed oggi qualcuno afferma che il nostro non è l’unico universo ma esistono “grappoli di universi”. Inoltre in innumerevoli passi si afferma che il pianeta terra è solo uno dei tanti pianeti, cosa che ipotizzarono anche Democrito, Epicuro e Giordano Bruno.

La moderna ricerca sul cosmo ha constatato che la formazione delle strutture cosmiche è avvenuta grazie ad una serie di note sonore armoniche; che siano le stesse note che escono dal flauto di Krishna (avatar di Visnu) che, secondo la tradizione vedica, rappresenta la matrice sonora generatrice del cosmo?

Dai Veda sono nati i sei darshana, i sei punti di vista ortodossi, le sei correnti filosofiche o dottrine che conducono alla conoscenza dell’interiorità umana con argomentazioni logiche oppure attraverso l’esperienza diretta: “Samkhya”, Yoga, Nyaya, Vaisesika, Purva Mimansa e l’ultimo in ordine cronologico il Vedanta, che significa fine dei Veda. Molto attivi e intellettualistici i sei darshana svilupparono una scaltrezza dialettica per smascherare la falsa conoscenza: il continuo confronto accompagnato da grandi dibattimenti filosofici sempre più perfezionati dalle vicendevoli dispute fra scuole opposte contribuirono alla crescita e al perfezionamento di questa parte invisibile dell’uomo. L’esposizione dialettica teorica è solo l’introduzione all’esperienza da conseguire. I dharsana forniscono i mezzi logici per conoscere questa realtà e per convincerci che esiste ma tutte queste argomentazioni logiche devono poi cedere il posto all’esperienza. Il dharsana che accantona la logica proclamando l’esperienza è lo Yoga. Intelligenza ed esperienza, speculativi e sperimentatori, è questa la grande differenza fra Yoga e le altre cinque correnti filosofiche, tutte e sei comunque orientate a risolvere in modo diverso la complessa equazione fra l’esistenza umana e la sofferenza.

Niente muscoli o forma fisica dunque, niente allenamento o glutei d’acciaio, niente confronto o competizione in uno Yoga che sicuramente fatichiamo a distinguere come “vero” o “autentico” per le trasformazioni subite dai contesti sociali e religiosi nel corso dei secoli, dallo scambio ideologico fra le tecniche parareligiose occidentali e lo Yoga esportato in occidente nell’ultimo secolo, dell’esigenza di movimento causata dalla sedentarietà realizzabile attraverso un bene-prodotto facilmente vendibile.

Quiedora-Yoga-Hatha-Yoga-Roma

Antonio Pittiglio, insegnante Hatha Yoga diplomato presso “Accademia Yoga” di Roma, iscrizione Yani n°1324, attualmente in formazione con Antonio Nuzzo – Advaita Yoga Sangha.

2017-04-10T10:49:19+00:00

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