I fondamentali dello YOGA – WYSIATI – un errore ricorrente. Di Antonio Pittiglio

//I fondamentali dello YOGA – WYSIATI – un errore ricorrente. Di Antonio Pittiglio

WYSIATI – What You See Is All There Is, è un acronimo coniato da Daniel Kahneman, uno psicologo israeliano vincitore, insieme a Vernon Smith, del Premio Nobel per l’economia nel 2002 grazie all’integrazione dei risultati della ricerca psicologica nella scienza economica. Con questo termine Kahneman sintetizza uno dei tanti errori umani ricorrenti, definiti bias, che condizionano il nostro modo di giungere a conclusioni veloci, dando credito alle poche informazioni in nostro possesso. E’ come se la nostra mente prediligesse la coerenza delle informazioni alla completezza e alla qualità delle stesse, generando grande disparità nel modo in cui trattiamo le informazioni disponibili rispetto a quelle che non lo sono. La vista gioca un ruolo determinante in questo processo.

Questo bias non risparmia nemmeno lo Yoga, ridotto ad una pura attività fisica che non si sa come ci mette al riparo dalle nostre più profonde paure. Il percorso Yoga è fatto principalmente di elementi non evidenti, l’unica cose visibile sono le Asana e su questo unico elemento è rivolta tutta la nostra attenzione.

Yoga è un cammino lento e progressivo che si realizza attraverso una strategia chiamata Sadhana, composta da princìpi, azioni e frutti, dove le azioni rappresentano una piccolissima parte della strategia e i frutti arriveranno solo se le azioni saranno animate dai giusti principi. Comprendere questo concetto significa avere la sensibilità di andare oltre le apparenze, cogliendo le sfumature meno evidenti in ogni contesto, come ad esempio la differenza che potrebbe esistere fra un contadino, inteso come colui che coltiva la terra per il proprio fabbisogno individuale e un imprenditore agricolo: entrambi svolgono le stesse azioni ma in modo diverso, non cambia il cosa fanno ma il come lo fanno, cioè i principi che orientano le loro azioni.

Il contadino rispetta la terra perché è lo strumento che utilizza per alimentarsi, la ama offrendo il suo lavoro alla natura della quale si fida e alla quale si affida studiandone le interazioni con il proprio lavoro, la tratta con dolcezza senza usarle violenza, ne comprende i bisogni e la osserva per coglierne gli aspetti essenziali e veri per la coltivazione più idonea alle sue caratteristiche, si sente unito e indivisibile con lei, sa ascoltarla cogliendone la grandiosità e la semplicità con la quale si esprime perché anche il contadino è semplice e grande e proprio per questo ha saputo eliminare gli aspetti non essenziali dalla sua vita, come le banche, il denaro e le richieste dei mercati. L’imprenditore agricolo è animato da ben altri principi, primo fra tutti il denaro, pertanto ha bisogno di sfruttare la terra per ottenere profitti alti utilizzando ogni mezzo per modificarne l’essenza affinchè si adatti alle esigenze dei mercati e delle banche che ne finanziano la produzione. Queste poche variabili si concretizzano col sapore del frutto che comunque nascerà.

I princìpi che animano il contadino verso la terra sono gli stessi identici princìpi che animano uno Yogi verso il proprio corpo, nello Yoga si chiamano Yama e Nyama. Yama sono i principi universali della vita, Yama è Ahimsa cioè non essere violenti con se stessi e col proprio corpo, è Satya cioè cercare la verità non mediata dai sensi che ci pongono dei limiti, è Asteya cioè non rubare nulla alla totalità del nostro essere, è Brahmacaria cioè vivere nella consapevolezza dell’unità della vita, è Aparigraha cioè essere essenziali, riappropriarci della nostra essenza spogliandoci di ciò che non ci appartiene. Il tutto deve essere animato dall’ardore verso ciò che ci allontana dalle cose materiali, Tapas, studiando e confrontando con la nostra esistenza i testi sui quali poggia la pratica, svadhyaya. La mancata visibilità di questi principi spalanca la porta a WYSIATI, che trasforma lo Yoga in una attività fisica, tutti pronti a dimostrare agli altri quanto siamo bravi, praticamente un allenamento fisico.

Se le azioni saranno animate da queste intenzioni allora Asana (le posizioni) e il Pranayama (la percezione del prana attraverso il respiro) avranno come obiettivo quello di attenuare il senso dell’ego, le passioni, le repulsioni e le abitudini, preparando il corpo e la mente ad una condizione di confortevole immobilità priva di dispersione mentale. Con la giusta attenzione, proprio come succede ad un bimbo attento e immerso nei propri giochi, ci troveremo immersi nella nostra vita interiore completamente liberi dall’interazione col mondo esterno. Permanere in questo stato potrebbe accompagnarci nella concentrazione, dove il movimento mentale è limitato all’interno di un campo ben definito, di una sola immagine: come una telecamera che si muove su una linea orizzontale, verso destra e verso sinistra nel tentativo di fermarsi sul soggetto da inquadrare, la nostra mente in modo graduale e progressivo riuscirà a fermarsi e fondersi su un solo oggetto.

L’immobilità del corpo definita Asana, l’immobilità del respiro definita Pranayama, l’immobilità mentale definita Dhyana, ci hanno guidato in questo stato chiamato samadhi, cioè un’abilitazione all’esplorazione di un mondo percettivo sconosciuto per superare condizionamenti e limiti nella nostra mente.
Questo è il percorso dello Yoga, la Sadhana, un metodo per il raggiungimento di un obiettivo mentale, il percorso più difficile che esiste nella vita che è in grado di sistemare tutto il resto. Per una pratica corretta dobbiamo acquisire Yama e Nyama e portarli nell’Asana e nel Pranayama rispettando il nostro corpo, accarezzandolo col respiro, apprezzandolo per quello che può e non può dare.
La cosa difficile non è acquisire nuove idee ma lasciare che le vecchie escano, lasciare che il contadino prenda il posto dell’agricoltore, allora saremo animati dai princìpi invisibili che ci porteranno nella direzione dello Yoga.

Quiedora-Yoga-Hatha-Yoga-Roma

Antonio Pittiglio, insegnante Hatha Yoga diplomato presso “Accademia Yoga” di Roma, iscrizione Yani n°1324, attualmente in formazione con Antonio Nuzzo – Advaita Yoga Sangha.

2017-04-10T10:49:19+00:00

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