I fondamentali dello YOGA – Il respiro, oltre il muro dei condizionamenti mentali. Di Antonio Pittiglio

//I fondamentali dello YOGA – Il respiro, oltre il muro dei condizionamenti mentali. Di Antonio Pittiglio
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Affermare che lo Yoga necessita di abilità fisiche è come affermare che il gioco del calcio necessita di spiccate capacità intellettuali.
Le abilità fisiche potrebbero svilupparsi, questo si, ma è doveroso chiarire che l’obiettivo è un altro.
Molti imitano le asana (posizioni), l’unica cosa che si vede dello Yoga , generando esaltazione e confronto foriere di desiderio di cambiare il nostro corpo inevitabilmente giudicato qualora insoddisfatti della performance resa.
La forma dunque non è l’elemento giusto per liberarci dai condizionamenti, anzi ne saremo sempre più imprigionati.
Contrariamente a quanto ci hanno abituato a pensare, la forma fisica nello Yoga è la cosa meno interessante perché ci fa perdere di vista gli elementi che la compongono, che costituiscono la base del percorso che vogliamo intraprendere.
La forma è soltanto un contenitore vuoto, per fare Yoga dobbiamo riempirlo col respiro, le sensazioni, la stabilità fisica e mentale, l’immobilità.
Fra una bella scatola vuota e una meno bella piena di tante cose quale scegliereste ?

Una forma vuota è soltanto il “copia e incolla” di un’immagine, di uno dei tanti condizionamenti mentali dai quali non riusciamo a liberarci.
Quale cambiamento interiore ci aspettiamo da una forma vuota prodotta dalla nostra mente ?
La performance fisica, se mai ci fosse, è soltanto una conseguenza poco significativa di un’azione respiratoria che nasce da dentro.
Pensiamo ad un uovo: se viene rotto dall’ esterno una vita finisce mentre se la rottura avviene dall’interno una nuova vita inizia.
Lo Yoga della performance che costringe il corpo in posizioni impossibili è una pratica che si adegua al nostro modo di pensare perché pone la forma fisica al primo posto nella scala dei valori.

Nello Yoga invece il nostro corpo va rispettato e ascoltato: il respiro è l’elemento chiave necessario e fondamentale, la nostra spinta interna che dobbiamo imparare a percepire, a indirizzare, a strutturare in maniera volontaria.
Disinneschiamo il pilota automatico e riprendiamo il controllo del respiro molto spesso condizionato dal nostro stato mentale e comprenderemo come il respiro può invertire la direzione ripristinando la quiete.
Il respiro è un elemento che non si può confrontare, non si può raccontare, non innesca nessun giudizio e ci pone all’ascolto di innumerevoli sensazioni quando massaggia il nostro corpo liberando la nostra mente.

Fare Yoga significa alleggerirsi delle attività mentali che ci imprigionano, quindi non affidiamo alla mente l’ulteriore compito di lavorare sul corpo. Respiro e corpo insieme sanno benissimo cosa fare e come farlo, se vogliamo fare Yoga lasciamo che sia il respiro a modellare il corpo, applicando una pressione interna che tende ad espandersi verso l’esterno.

I cambiamenti dei nostri stati mentali si riflettono prima sul respiro e poi sul corpo, questo fenomeno funziona anche in modo inverso, cioè il modo di respirare influenza lo stato emotivo: essere consapevoli del respiro è la strada giusta per invertire la visione.

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Antonio Pittiglio, insegnante Hatha Yoga diplomato presso “Accademia Yoga” di Roma, iscrizione Yani n°1324, attualmente in formazione con Antonio Nuzzo – Advaita Yoga Sangha.

2017-04-10T10:49:20+01:00

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